Maria Perrotta

Maria Perrotta

Maria Perrotta  : « Glenn Gould è stata per me una rivelazione : e oltre a se stesso mi ha rivelato Bach. Poi mi sono allontanata dall’artista, ma non da Bach. Per me la cosa più esaltante è la sensazione di poterlo manipolare in mille modi. Perché la sua musica è qualche cosa di assoluto, ed è come un organismo vivente. Ed ogni volta che torno sulle stesse opere ho la sensazione di poterle vedere da altre prospettive. Per questo Bach è la libertà, fermi restando ovviamente i vincoli stilistici. E poi in Bach il senso della musica ha a che fare con lo spazio, mentre nella musica romantica, penso a Chopin, è più la dimensione del Tempo a colpirmi come interprete».

Amadeus n. 287 ottobre 2013, pag. 13

 

«Ho imparato a suonare il pianoforte con la musica di Bach»

dice Maria Perrotta

« l’attrazione per la sua scrittura è stata immediata e irresistibile ; ciò che sin da bambina mi ha affascinato incredibilmente è stato, in generale, l’universo della polifonia ».

 

Maria Perrotta dev’essere stata una bambina disciplinatissima ; lo si vede dal fatto che anche oggi, pianista affermata nel gran repertorio concertistico beethoveniano e schumanniano, riapre quel primo quaderno didattico con la grinta severa e concentrata di chi conosce il pericolo. Prendiamo a campione il n. 8: l’Aria pathetica risuona sotto le sue dita come un delicato notturno “goldberghiano”, tutto un incanto di trilli, arpeggi e smorzature. Il successivo Ricercar a tre voci ne prolunga dapprima il clima assorto per poi accumulare potenza con entrate apocalittiche che dilagano dal registro basso.

Sì, registro : perfino su uno Steinway grancoda, strumento in apparenza negato alle diffrazioni coloristiche tipiche del clavicembalo, dell’organo e del fortepiano, Perrotta sa ricreare “per sintesi”, con graduazioni sapienti di pedale e di tocco, il pensiero della mente musicale polifonica. Una decifrazione filologicamente pianistica di Bach; istruttiva conclusione per un neonato festival che sotto l’etichetta “Pianofortissimo” associava la vecchia gloria Leone Magiera a una ventenne di eccelse speranze come Beatrice Rana, già vincitrice del concorso di Montréal.

 

 

 

www.mariaperrotta.com

 

c`è un nome che pare un segno del destino, l`immensa Rosalyn Tureck, che Maria studentessa in erba sentì alla Pergola, «rimanendone folgorata. Da lì rimasi prigioniera ».
(Valeria Ronzani, Corriere della Sera, sabato 30 agosto 2014).